Copertina Penombre web2025 / pag. 194 / € 10
ISBN 972-12-82267-01-4

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Ci sono libri che si presentano fin dall’inizio come opere di soglia, non perché incompiuti, ma perché consapevolmente collocati in un territorio di frontiera. Penombre di Emilio Praga, pubblicata nel 1864, appartiene a questa categoria: una raccolta che, fin da subito, si sottrae dichiaratamente a ogni intento celebrativo o pedagogico, allora imperante, scegliendo l’ombra come proprio luogo privilegiato. Ombra non come pura assenza di luce, ma come condizione ambigua, fatta di chiaroscuri e contraddizioni. Penombra, appunto. Il titolo stesso rimanda a un paesaggio interiore plurale: non un’unica penombra, ma una costellazione di zone instabili, ciascuna con il suo grado di opacità. È in questo spazio che il poeta costruisce il proprio autoritratto: non un vate, certamente (avendo perduto o rigettato alcune figure di riferimento, soprattutto Manzoni), ma una figura dimidiata, consapevole di un destino irregolare. La poesia d’apertura, e forse ancora la più nota, Preludio, lo dichiara programmaticamente, con una confessione che mette in scena l’impossibilità di conciliare aspirazioni e cadute...

[dalla Prefazione di Davide Romagnoli]

Emilio Praga (Gorla, 1839 – Milano, 1875) nacque da una ricca famiglia di industriali e iniziò la sua carriera artistica come pittore, esponendo a Brera nel 1859. Nello stesso periodo ebbe modo di viaggiare in Europa, cogliendo la novità dei movimenti letterari d’Oltralpe e appassionandosi all’opera di Baudelaire. Nel 1862 pubblicò la sua prima raccolta di poesie Tavolozza. Con l’amico Arrigo Boito fu tra gli animatori della nascente Scapigliatura, di cui finì per divenire una figura emblematica, incarnandone le istanze di rifiuto della società borghese. In seguito alla morte del padre, non seppe arginare il tracollo dell’azienda familiare e si abbandonò progressivamente a una vita disordinata, segnata dall’alcool. Distrutto dai propri vizi, morì in miseria a soli trentasei anni, lasciando però un’impronta duratura come autore. Tra le altre sue opere si ricordano le raccolte poetiche Penombre (1864), che andiamo qui a riproporre nella sua versione originale e integrale, Fiabe e leggende (1869) e Trasparenze (1878, postuma), caratterizzate da atmosfere sempre più cupe, nonché due romanzi usciti a puntate sul giornale Il pungolo: Due destini (1867-68) e il più noto Memorie del presbiterio (1877), rimasto incompiuto e terminato dall’amico Roberto Sacchetti.

Rilke Rainer Maria Copertina Elegie Duinesi2014 / pag. 144 / € 10
ISBN 978-88-98671-14-4

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René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke (in seguito Rainer Maria Rilke, Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926), è stato uno dei più importanti scrittori di lingua tedesca del XX secolo. Autore di opere sia in prosa che in poesia, nonché di numerosi saggi critici pubblicati di recente integralmente in italiano, è celebre soprattutto per Il libro delle immagini (1902), Il libro d’ore (1906), le Nuove poesie (1907), I quaderni di Malte Laurids Brigge (1910) e i Sonetti a Orfeo (1923). Le Elegie Duinesi, composte, nonostante molte difficoltà e crisi, fra il 1910 e il 1922, costituiscono uno dei cicli poetici più giustamente famosi di tutti i tempi. L’ermeneutica ci ha insegnato che il senso della poesia è lungi dal poter esser esaurito dalle interpretazioni via via proposte. Per cui nessun commento può legittimamente ritenersi definitivo. In particolare, la presente edizione si distingue dalle precedenti per due motivi fondamentali. Intanto si è scelto di eseguire una traduzione la più aderente possibile al testo originale, anche, ove necessario, a scapito dello stile e della scorrevolezza. In secondo luogo, la versione qui offerta non è isolata o a fronte rispetto al testo tedesco, ma è interlineare, ciò che rende più agevole seguire passo passo, in un continuo confronto, le parole del poeta. Ad ogni buon conto, in appendice è stato posto il testo italiano senza tedesco, in modo da favorire, per chi la preferisse, anche una lettura più agevole e libera da qualsiasi ostacolo visivo.

Tarchetti Iginio Ugo Copertina Disjecta

2013 / pag. 90 / € 10
ISBN 978-88-908660-7-4

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Iginio Ugo Tarchetti fa parte di una generazione di scrittori emersa sulla coda del Romanticismo, tra i quali ancora il sentimento mantiene uno spazio consistente e un ruolo privilegiato, specialmente in poesia. E proprio una lettura in chiave sentimentale è quella fornita per il libro dei versi tarchettiani dalla prefazione originaria, che giustamente l'editore ha voluto conservare e riproporre in favore di una completa documentazione storica. [...] Troviamo però in Tarchetti una ben attrezzata poesia del rovesciamento che sfata le seduzioni della nuova società dei suoi tempi. [...] Si tratta infatti di una poesia che si rifiuta agli abbellimenti, così alla conferma dell'esistente come ai miti eroici. Stretta rigorosamente alla proprie contraddizioni, anche a costo di pigiare ostinatamente il pedale negativo della atmosfera mortuaria, la poesia scapigliata inaugura la nuova sensibilità per una poesia non "rivelativa" ma, semmai, disillusa e sarcastica, una linea che il Novecento riprenderà variegandovi in prosecuzione le acrobazie e i sarcasmi delle diverse avanguardie.

[dalla prefazione di Francesco Muzzioli]

 

Iginio Ugo Tarchetti (San Salvatore Monferrato, 1839 - Milano, 1869) si trasferì a Milano dopo aver abbandonato e rinnegato una carriera nella burocrazia militare. All'ombra del Duomo entrò in contatto con gli ambienti e i salotti della Scapigliatura, divenendone uno degli autori più rappresentativi. Scrittore, poeta e giornalista, collaborò con le testate Rivista minima, Il giornale per tutti, La settimana illustrata, Il gazzettino rosa, Il pungolo, e tentò di lanciare senza successo un periodico proprio, il Piccolo giornale. Logorato dalla tisi e dalle difficoltà economiche, morì a ventinove anni di tifo in casa dell'amico Salvatore Farina, che completò la stesura del suo capolavoro, Fosca, rimasto incompiuto. Tra le altre sue opere si ricordano Paolina (1867), Una nobile follia (1869), Racconti fantastici (1869), Racconti umoristici (1869), Storia di una gamba (1869), Amore nell'arte (1869) e la raccolta poetica postuma Disjecta, che andiamo qui a riproporre nella sua versione originale e integrale.

 

   

 

     
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