Mousabitch - Giuseppe Morgillo

Copertina Mousabitch web2018 / pag. 132 / € 10
ISBN 978-88-94879-17-9

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Da una certa barocca complessità espressiva che caratterizzava la sua raccolta d’esordio Atomi afoni (2014), Giuseppe Morgillo va qui, in Mousabitch, ancora più oltre, arrivando alla frantumazione a suo modo ungarettiana del verso, in frammenti costituiti da poche parole, a volte anche una o due. Il lessico è essenziale e colloquiale, denotativo più che connotativo. Ma se è scorrevole e accessibile il significante, il significato va percepito avendo presente, come chiave interpretativa, il rapporto tra l’io poetico e la sua musa, che poi è la tematica portante del libro.

[Sandro De Fazi]

Giuseppe Morgillo aveva “vari esperimenti di vita alle spalle” quando uscì Atomi afoni nel 2014. Da allora nella sua “vita pubblica” poche cose sembrerebbero essere cambiate, stesso lavoro, stessi ritmi, una certa stabilità, ma non una stasi, non più “una stasi”, come scriveva allora. E, appunto, proprio la scrittura è cambiata, rumorosamente diventando una cosa diversa. È anche così che si torna giovani, meno ragioniere e più bambino, infantile e intimo come solo chi capisce quel che fa solo dopo averlo fatto. Non ha più neanche accanto a sé l’eco del rimpianto di non essere stato il Professore che avrebbe potuto. Ora sa di essere uno scrittore da compiere. Mousabitch è una premessa a quello che la sua Musa, divina puttana, vuole che lui sappia di dover fare.

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